07 Dicembre 2019

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Il Nostro Paese

Storia e origini
Frazione abitata oggi da un migliaio di persone, Fognano è adagiata su una collina ai piedi dell’Appennino, immersa in vigneti e oliveti; la si raggiunge da Montale percorrendo via Gramsci e facendosi strada lungo la bella fascia di verde che cinge l’abitato del capoluogo. Menzionato sin dall’anno 984, il borgo è intriso di storia e tradizioni; tra queste non si può non menzionare l’inossidabile Corpo musicale “Verdi”, fondato nel 1885 con il nome di Società filarmonica fognanese e oggi una delle istituzioni bandistiche popolari più antiche d’Italia. Restano incerte ancor oggi le radici del toponimo “Fognano”, che secondo alcune interpretazioni può far riferimento al “fogno”, che in vernacolo pistoiese indica un forte vento portatore di nevischio, oppure a una contrazione della locuzione latina “Fundus Agnanus”.
È un fatto, invece, che Fognano sia il luogo natale dello scultore Jorio Vivarelli, autore delle suggestive opere che definiscono il locale parco pubblico monumentale, costruito intorno a una grande installazione scultorea completata dal maestro nel 1985, Il sacrificio: una morte per una vita. L’opera coincide infatti con il primo capitolo di un corpus di sette sculture appartenenti al ciclo detto Le pietre dei saggi, riflessione appassionata sulla possibilità di una umanità “nuova”, in grado di incidere sul mondo con valori finalmente positivi.

Fognano e i suoi tesori
Riportata negli elenchi delle decime del XIII secolo come dipendente dalla pieve di Villiano (l’attuale San Giovanni Evangelista), la Chiesa parrocchiale di San Martino a Fognano, prima frazione di Montale lungo la strada che si incammina verso la montagna, è documentata fin dalla fine del X secolo, e costantemente segnalata nei verbali delle visite pastorali a partire dal 1372. Si ritiene che essa, nei primi anni, potesse essere un piccolo ospizio voluto dai monaci vallombrosani della Badia a Taona, che erano soliti sostare a Fognano, tappa obbligata del percorso che consentiva loro di scendere a valle. Della chiesa romanica non restano tracce visibili, fatta eccezione per una lunetta in pietra aperta sul lato meridionale della torre campanaria, rialzata e parzialmente modificata a metà del Settecento: è a quel periodo che appartengono le profonde trasformazioni in stile tardo-barocco che definiscono l’attuale fisionomia della chiesa e del suo ammirevole portico decorato.
Sulla piccola piazza a monte di San Martino si affaccia un originale tabernacolo-fontana ornato da una pittura murale realizzata nel 1934 dal pittore Ardengo Soffici (1879-1964); il soggetto del dipinto, ideale omaggio alle atmosfere giottesche, è un episodio della vita di San Francesco, raffigurato nell’atto miracoloso di far sgorgare acqua da una roccia. Concepito nei primi anni Trenta su invito del podestà comunale di Montale, che aveva espresso la volontà di lasciare una traccia d’arte per salutare l’apertura della fontana pubblica di Fognano, appena raggiunta dall’acquedotto, l’affresco marca l’ultimo esperimento dell’artista sulla direzione della pittura murale, e costituisce anche l’unica commissione pubblica da lui realizzata. Per i dodici giorni necessari alla sua realizzazione, Soffici ebbe come assistenti i giovani Quinto Martini e Leonetto Tintori; assai laborioso fu il processo che portò all’opera finita, di cui esistono sei cartoni preparatori a grandezza naturale. Si tratta di una testimonianza anomala e appassionata dell’arte di Soffici, da lui condotta “per solo amore al popolo e all’arte”, come resta inciso sulla lapide posta sotto la tettoia dell’edicola.

Fin dal XIX secolo i documenti montalesi testimoniano l’eccezionale presenza sul territorio di ville, fattorie e tenute nobiliari: oltre alla Smilea, si fa sovente riferimento a villa Scarfantoni, villa Palandri, Mangoni, Baldi, Guicciardini e altre ancora. Tra le più significative non si può non far menzione della villa Colle Alberto, adagiata sul colle a monte di via Risorgimento, che dal capoluogo risale verso Fognano: edificata all’inizio del Seicento per volontà del conte Alberto Bardi, e rimaneggiata nel secolo successivo su progetto dell’architetto Gherardo Silvani, fu acquistata nel 1810 dai Guicciardini di Firenze, che realizzarono la scalinata e il portale della facciata nord. Colle Alberto è oggi proprietà dell’Arciconfraternita della Misericordia di Pistoia che, su lascito del cavalier Clemente Rospigliosi, ne impiega gli spazi con attività culturali e sociali. L’edificio si sviluppa su tre piani: grazioso il piano nobile, riccamente decorato con figure allegoriche e vedute naturalistiche. Tra gli annessi della tenuta, a breve distanza dalla struttura principale della villa, merita soffermarsi sulla piccola Chiesa di Santa Cristina, fondata in epoca medievale (ne sono testimonianza l’abside e il trecentesco affresco visibile sulla parete destra) e rilanciata a metà del Settecento, allorquando l’arcivescovo di Firenze attestò l’autenticità della reliquia della santa ivi conservata, un frammento osseo riposto ancor oggi in una teca di bronzo dorato.


Cittadini illustri

Scomparso solo pochi anni or sono, lo scultore Jorio Vivarelli (1922-2008) ha disseminato il mondo di segnali della propria arte: messaggi di pace trasfigurati nella materia viva del bronzo e del marmo. Una visita a Montale non può fare a meno di soffermarsi sulle opere raccolte nella collezione permanente di villa Smilea, recentemente inaugurata, e nel parco monumentale di Fognano, costruito intorno a una sua grande installazione scultore all’aperto. Proprio a Fognano, Jorio era nato il 12 giugno del 1922, da famiglia di umili origini ma di spiccata sensibilità culturale. Spostatosi a Firenze per frequentare il locale Istituto d’Arte, il giovanissimo Jorio viene chiamato alle armi nei Balcani; due lunghi anni di prigionia lo trascinano dalla Bulgaria all’Ungheria all’Austria, alla Germania, da dove finalmente riesce a fuggire e a far rientro in Italia. Questa esperienza marcherà indelebilmente la riflessione sull’uomo e sulla Storia sempre idealmente posta al centro della sua ricerca di artista. Il percorso di Jorio, di ritorno alla vita civile, è destinato a intrecciarsi con altre vite, a cominciare da quella della compagna-musa Gianna Pini: l’amicizia con il grande architetto Giovanni Michelucci si traduce in un sodalizio artistico da cui scaturiscono, tra l’altro, i celebri Crocifissi per la chiesa dell’Autostrada del Sole e per la chiesa della Vergine di Pistoia, mentre l’incontro con l’architetto statunitense Oskar Stonorov condurrà alla realizzazione di grandi opere di arte urbana nelle piazze di Philadelphia e Detroit. Nel 1966, Jorio è tra i firmatari del manifesto del “Gruppo Intrarealista” di Barcellona insieme ad artisti e letterati come Giovanni Bassi, Cardona Torrandell, Federico Fellini, Cesáreo Rodríguez-Aguilera; in quel periodo, e nei decenni successivi, l’artista si concentrerà sul lavoro di medaglista e sul concepimento di grandi opere pubbliche come il monumento a Giacomo Matteotti sul lungotevere a Roma e l’Inno alla vita per la città di Nagasaki. Un artista di pace in un mondo costantemente in guerra.


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